Coltivare cannabis in casa è un reato. Non fermiamoci ai titoloni.

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Coltivare cannabis in casa è un reato. Non fermiamoci ai titoloni.

Come sapete in questo blog si parla principalmente di tabacco ma talvolta facciamo qualche eccezione per parlare anche di cannabis. In questo caso sono stato spinto a scrivere questo articolo dopo che, nelle scorse settimane, sono apparsi dei titoli alquanto ambigui se non del tutto privi di senso e ingannevoli. 

In diversi magazine, giornali e siti ho letto articoli che titolavano “coltivare cannabis non è più un reato” oppure “la cassazione autorizza la coltivazione di cannabis”. Beh, mi dispiace per voi, ma sono tutte balle! Se coltivate cannabis, anche una sola piantina, rischiate grosso e la vostra fedina penale potrebbe diventare sporca con tutte le conseguenze del caso. 

Facciamo chiarezza

Da cosa è scaturito tutto questo finto entusiasmo attorno al tema della coltivazione della cannabis

Semplicemente la Corte di Cassazione ha assolto alcune persone che erano state accusate di reati legati alla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti dopo che avevano coltivato una modica quantità di cannabis in casa. Ciò non toglie che le stesse persone che sono state assolte hanno comunque commesso un illecito amministrativo e dovranno subire le conseguenze di essere catalogati come consumatori di cannabis. Ciò si traduce in multe, possibile ritiro della patente, visite periodiche con psicologi e esami periodici per verificare la cessazione del consumo di cannabis. Questa trafila può durare anni e impattare sensibilmente sulla vita di una persona. 

Il parere di alcuni giudici della cassazione va considerato esclusivamente soggettivo e alcuni precedenti non possono garantire che i casi successivi saranno valutati allo stesso modo. Dipende da giudice a giudice e anche dall’avvocato a cui si affida il singolo imputato 

Cosa dice la legge Italiana? 

La legge è molto chiara quando si parla di stupefacenti: 

“chiunque, senza apposita autorizzazione ministeriale, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti, è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da 26mila a 260mila euro

Questo dovrebbe bastare a farci capire che coltivare cannabis è molto pericoloso e potrebbe rovinare la vita a molte persone innocenti. 

Tuttavia, negli ultimi anni è cambiato l’orientamento della Cassazione rispetto alla coltivazione di cannabis in ridottissime quantità, facendo rientrare questi casi nell’illecito amministrativo di detenzione per uso personale

In sostanza, chi viene beccato a coltivare poche piante, potrebbe essere giudicato come una persona trovata in possesso di una modica quantità di stupefacente. Ma non è detto che sarà sempre così, ogni giudice ha la facoltà di decidere come procedere e non è detto che venga sempre seguito questo orientamento. 

Per quanto riguarda la cannabis la “modica quantità” è fissata dalla legge nel limite di 500mg di principio attivo

Il nuovo orientamento della Cassazione

La Cassazione, come già detto, ha recentemente cambiato il proprio orientamento in tema di coltivazione di cannabis. In sostanza bisogna dimostrare che la coltivazione non serviva per immettere nel mercato la sostanza stupefacente ma era stata fatta ad uso esclusivo del coltivatore. 

Perché ciò possa essere dimostrato è fondamentale che l’imputato non venga trovato in possesso di altri materiali che potrebbero essere ricondotti allo spaccio, come bilancini o bustine. 

Inoltre la coltivazione deve essere fatta utilizzando metodi rudimentali, il ché significa evitare l’utilizzo di prodotti per massificare la produzione delle piante o di impianti di illuminazione e aerazione particolarmente sofisticati. 

Capite quindi che le variabili in gioco sono veramente tante e che decidere di coltivare un paio di piantine di cannabis affidandosi all’orientamento della Cassazione potrebbe essere un azzardo non da poco. 

Iniziative di disobbedienza civile e proposte di legge

In passato alcuni partiti politici hanno avanzato delle proposte di legge per la legalizzazione della Cannabis. Attualmente sono favorevoli a tali provvedimenti il Partito Dei Radicali Italiani, una parte del Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana. Tuttavia queste proposte non sono nemmeno state prese in considerazione da Parlamento e in Italia non si è mai affrontata la questione legalizzazione, che è sempre stata considerata non prioritaria rispetto ad altre faccende. 

Dai tentativi di introdurre in Parlamento la discussione sulla cannabis si è quindi passati ad azioni di disobbedienza civile. Ve ne vorrei segnalare una in particolare, lanciata lo scorso 20 Aprile. 

Tra i promotori dell’iniziativa #iocoltivo c’è il magazine Dolcevita, un portale di informazione sulla cannabis e non solo che personalmente ritengo eccezionale. Mi piace sempre ascoltare e leggere le riflessioni del direttore di Dolcevita, una persona che parla di cannabis come pochi fanno in Italia, in modo obiettivo e senza tralasciare gli aspetti più critici. 

L’azione di disobbedienza civile consiste nel piantare un semino di cannabis e coltivare una pianta nella propria abitazione. Si invita coloro che partecipano a condividere la loro disobbedienza civile sui social per cercare di stimolare una discussione sul tema della coltivazione della cannabis. Chi partecipa avrà diritto all’assistenza legale in caso di problemi. 

2020-04-30T11:11:06+02:00

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