Le tensioni politiche con Madrid mettono a rischio i Social Club catalani?

//Le tensioni politiche con Madrid mettono a rischio i Social Club catalani?

Le tensioni politiche con Madrid mettono a rischio i Social Club catalani?

È di ieri (martedì 12 Dicembre) la notizia del voto favorevole della corte costituzionale spagnola dopo il ricorso presentato dal Governo Centrale contro la legge che avrebbe dovuto regolamentare l’attività dei Social Club in Catalogna.

Ne parla ampiamente il noto magazine online DolceVita, che citiamo come fonte principale per la stesura di questo articolo.

Come spesso facciamo, tuttavia, vorremmo partire da una notizia per stimolare una discussione attorno ad un fenomeno unico e controverso come quello dei Cannabis Social Club spagnoli.

SITUAZIONE POLITICA E LEGISLAZIONE DUBBIA

Sicuramente c’è la possibilità che le recenti tensioni politiche scaturite dal referendum tenutosi il primo Ottobre scorso abbiano fatto sì che il Governo di Mariano Rajoy prendesse di mira il business della cannabis di Barcellona, con l’obiettivo, forse, di porre un freno al proliferare di club privati in cui viene liberamente distribuita marijuana ai membri.

Il fenomeno della cannabis legale riguarda, però, non solo la Catalogna e non solo Barcellona. Club dello stesso tipo si possono trovare in tutto il Paese e non crediamo sia nell’interesse del Governo Centrale minare un giro di affari che certamente sta portando grandi benefici alle casse dello Stato.

I cosiddetti Cannabis Social Club (CSC) esistono perché in Spagna la legge che regolamenta l’uso degli stupefacenti non è affatto chiara e viene consentito il consumo di cannabis in luoghi privati, vietandone la vendita ma permettendone la coltivazione.

Il gioco è presto fatto: il social club non è altro che un luogo privato in cui la cannabis viene coltivata in modo collettivo e distribuita tra i diversi membri del club. Non siamo più nell’ambito della vendita di stupefacenti quindi, ma questo tipo di associazioni offre un servizio di produzione e coltivazione “di gruppo”.

Tutto legale quindi.

In rete non siamo riusciti a reperire il testo integrale della legge contestata da Madrid, pertanto non ci è ben chiaro se tale testo fosse volto a regolamentare i club, lasciando la situazione così com’è, oppure a limitarne il proliferare, evitando episodi spiacevoli di cui parleremo in seguito in questo articolo.

CSC O COFFEE SHOP?

Non intendiamo quindi dare un giudizio netto rispetto alla decisione della Corte Costituzionale Spagnola, anche perché non ne abbiamo la facoltà e faremmo disinformazione. Vorremmo invece riflettere su come il popolo Catalano, o meglio, chi gestisce i CSC, abbia gestito l’avvento della cannabis, specie a Barcellona.

Chiunque abbia visitato il capoluogo catalano, anche con l’obiettivo di vivere un’esperienza “alla Amsterdam”, avrà notato molte differenze rispetto alla capitale olandese.

Ad Amsterdam, la legislazione che regola i Coffee Shop è chiara e cristallina e tutti, più o meno, si attengono al rispetto delle regole; esistono Coffee Shop diversi tra loro ma ciò che vi succede all’interno è fondamentalmente simile.

Anche qui, non vogliamo entrare nel merito sul come i Coffee Shop reperiscono i prodotti che vendono, in quanto sotto questo punto di vista la legge olandese presenza ambiguità non da poco.

La situazione che si presenta agli occhi di un turista a Barcellona è molto differente. Ciò che percepiamo è una grande confusione e poca chiarezza su come debbano funzionare i CSC e come dovrebbero essere regolamentati. A volte capita di entrare in un club ed essere bloccati alla soglia poiché non siamo residenti e, pertanto, non abbiamo alcun diritto di frequentare la struttura.

Altre volte ci vengono proposte tessere di adesione ai club a prezzi decisamente alti, forse un modo per i gestori di ripagarsi del rischio di far entrare delle persone non residenti. Tuttavia spesso capita di essere fermati per strada e di essere invitati ad entrare in un social club, con l’obbligo di fare una tessera molto economica.

In questi casi è evidente che ai gestori del club poco interessa che tu sia residente o meno. L’importante è che tu contribuisca alla crescita di quello che è considerabile a tutti gli effetti un esercizio commerciale, alla stregua dei Coffe Shop di Amsterdam.

Insomma, l’impressione è quella che, alcuni gestori dei CSC, abbiano approfittato di una legislazione poco chiara e di un controllo relativamente blando, dato anche dalla situazione politica particolare della Catalogna, per trasformare la coltivazione collettiva in vendita diretta vera e propria.

Se ciò sia giusto o sbagliato lo lasciamo giudicare a voi. Noi vediamo la situazione dall’esterno e ne traiamo delle conclusioni, certamente chi ci lavora in prima persona potrà avere un quadro diverso della questione.

2018-01-22T17:45:06+01:00

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